Parola dell’American Association of Wine Economist, che ha pubblicato una ricerca su 13 concorsi americani. Non una sola bottiglia di vino in più, quindi, ma un grande business (milionario) per chi quei concorsi li organizza.
La ricerca evidenzia non solo come l’assegnazione di un premio non significhi in automatico maggiori vendite, ma che la vittoria del premio non sia assolutamente indice della bontà del vino, ma solo segno di fortuna: insomma, sarebbe un po’ come vincere a un concorso a premi, dove le estrazioni di numeri e la dea bendata svolgono il ruolo principale.
La notizie è riportata dal sempre puntuale e interessante Dissapore, che pone alla fine del suo post delle domande:
- quanto spendono i produttori italiani annualmente in concorsi e premi?
- e, soprattutto, sono soldi spesi bene?
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