Friday, 3 September, 2010

Pubblichiamo la prima di una serie di interviste che faremo nel tempo ai gestori di e-commerce di vino siciliano. Questa prima intervista l’abbiamo fatta a Massimo Mezzapelle, titolare dell’azienda eTrade di Trapani, che commercializza in Italia e nel mondo molte ottime etichette di vini siciliani. Ecco le sue risposte alle nostre domande.

Salve. Iniziamo con una vostra breve presentazione.

La nostra azienda nasce nel 2003 e subito viene apprezzata dai consumatori di vino siciliano per la sua dinamicità e per la puntualità nelle consegne. La ditta e-Trade, attraverso i siti e-commerce www.vinisicilia.it e www.vinisicilia.com, ha puntato sulla sicurezza e sull’affidabilità, proponendo ai clienti vini siciliani di eccellenza avendo cura di assicurare la massima qualità del servizio e-commerce, dall’ordine alla consegna. Le nostre spedizioni sono assicurate per l’intero importo dell’ordine e viaggiano con imballaggi speciali in polistirene che proteggono i vini da eventuali urti accidentali o escussioni termiche che possono alterare le qualità organolettiche del vino. Tutti i nostri clienti ricevono mensilmente dei buoni promozione per l’acquisto di vini di nuova produzione o buoni sconto per acquisti di un certo valore economico. La pagina delle offerte è una delle più visitate e una gran parte dei nostri ordini proviene da queste offerte che vengono proposte con una cadenza bimestrale. La nostra politica aziendale ha dimostrato la sua efficacia nel tempo divenendo così una delle aziende e-commerce di vini siciliani più apprezzate in Europa.

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Ristoranti Nicolosi | Le Tartarughe

Scritto da Antonio On febbraio - 15 - 2010 aggiungi un commento

Ieri sera sono stato al ristorante – pizzeria Le Tartarughe a Nicolosi. Innanzitutto il luogo. Nicolosi è uno dei paesini pedemontani etnei che più amo (e non solo perchè da piccolo vi trascorrevo l’intera estate). Quella che amo è soprattutto la parte più alta, quella delle strade di montagna, tutte tornanti e curve, che si inerpicano nel fianco del  vulcano.

Strade caratterizzate dai muretti basi di pietra vulcanica e costeggiate da ville e villette più o meno belle, più o meno curate, che hanno comunque il pregio di godere di uno dei panorami più belli della zona.

Complice l’idea di andare a mangiare una pizza per San Valentino, ho deciso di fermarmi al ristorante Le Tartarughe. Avevo visto qualche giorno prima il sito internet (avevo pure inviato  una mail al ristoratore, che mi ha confermato di non aver letto per mancanza di tempo) e l’ambiente mi era subito sembrato molto pulito ed elegante, con una certa aria di casa che a me attira sempre.

Un piccolo cortile esterno tipicamente siciliano, piante, vasi in terracotta e ancora una volta pietra lavica: nel portale d’ingresso, nei muretti interni. Poi una piccola porta in legno che ti accoglie con un internazionale welcome. Il padrone di casa che ti apre la porta ed eccoti dentro a un’ambiente, per l’appunto, familiare. Un camino riscalda le due ampie stanze che costituiscono il locale, tavoli e sedie in legno, tutto nel rispetto della tradizione. Veniamo accolti con simpatia e un sorriso, cosa che fa sempre piacere.

Ci accomodiamo e dopo un po’ ordiniamo. Pizza, ho detto, ma si possono ordinare antipasti con prodotti locali e due – tre piatti di carne. Nel menù vedo solo il classico vino della casa e qualche birra. I prezzi sono assolutamente nella norma.

Ordiniamo una pizza al pesto (che si rivelerà buonissima) e una pizza con mozzarella di bufala (ottima), speck, parmigiano e funghi porcini (anche questo ottimi) che si chiama Nana. La pasta della pizza (cotta nel forno a legna) è morbida e non bruciata. La pizza si taglia con molta facilità, qualità che apprezzo sempre.

La pizza al pesto è in una variante che sinora non ho mai trovato: include anche ricotta salata e melenzane. L’insieme è riuscitissimo.

Il gestore, come detto, è cortese, così come il personale. Il servizio è rapido. I prezzi nella media.

Dati del locale

Ristorante Pizzeria Le Tartarughe

Via Marconi 45 Nicolosi

Sito internet: www.pizzerialetartarughe.com

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I vini degli Antichi Vinai

Scritto da Antonio On febbraio - 15 - 2010 aggiungi un commento

Su Vinoalbicchiere.com si continua a parlare di vini siciliani. Stavolta si tratta dei vini delle cantine Antichi Vinai, in particolare il PetraLava Rosso e il PetraLava Bianco, due vini Etna DOC cui il mondo sta dedicando una notevole attenzione.

L’azienda Antichi Vinai ha come payoff nel proprio sito Etna da quattro generazioni.  E non c’è dubbio che questa sia una scelta di grande efficacia. Individua subito il territorio di appartenenza del vino prodotto, e richiama con sè un insieme di colori, odori e sapori facilmente racchiusi in una sola parola: Etna.

Il vulcano più alto d’Europa, pregio di un territorio molto vasto e ricco di diversità, ospita moltissime cantine che negli anni sono riuscite a farsi apprezzare in Italia e nel mondo. Ne sono ancor più orgoglioso perché è la terra in cui vivo, ovviamente.

I vini prodotti dagli Antichi Vinai provengono solo da vitigni autoctoni etnei e siciliani. E questa non poteva che essere una scelta ben precisa, dettata dall’esigenza di riportare in vino tutta la tradizione, la storia e la cultura della nostra terra.

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Nasce Alti formaggi. Quattro consorzi di tutela, un marchio, un obiettivo: affermare l’eccellenza del made in Italy lattiero-caseario.

I consorzi sono i seguenti:

Consorzio Tutela Provolone Valpadana
Consorzio Tutela Taleggio
Consorzio Tutela Quartirolo Lombardo
Consorzio Tutela Salva Cremasco

Vittorio Emanuele Pisani è il coordinatore delle attività.

La comunicazione di questa iniziativa è stata affidata in buona parte al web, attraverso un sito che fa da hub per la segnalazione di eventi e news relative alle attività dei consorziati, raccontate anche attraverso un blog dove vengono presentate ricette, riflessioni, notizie, e altro.

Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo, Salva Cremasco e Taleggio: cos´hanno in comune a prescindere dall’ovvietá di essere formaggi? Nulla, all’occhio dell’osservatore distratto. Ma se si guardano attentamente, se li si tocca, odora, prova non ci si puó non rendere conto che la tradizione, il clima, la saggezza artigianale li hanno resi unici ed inimitabili.

altiformaggi:il portale

Alti Formaggi é un progetto che parla di tutto questo. Un “mondo” dove non c’é posto per i prodotti stereotipati, un mondo che possiamo comparare con un vasto territorio di mine preziose, dalle quali possiamo estrarre gemme realmente uniche. Un giacimento costruito dalla conoscenza, da saperi trasmessi di generazione in generazione, saggezza e capacitá manuali originali che nessuna tecnologia potrá mai sostituire. Alcune delle loro fasi di elaborazione come il taglio della cagliata, la salatura, la stagionatura o il taglio sembrano gesti artistici: questi quattro formaggi formano parte del patrimonio artistico e storico del nostro paese.

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Ma quale chiusura! Quelli del New York Times pare non abbiano capito niente. Ieri avevamo riportato anche noi la notizia, lasciando uno spiraglio aperto per vedere come si sarebbe evoluta la situazione.

Situazione che, oggi, è profondamente cambiata. Lo stesso Ferran Adrià, in un’intervista telefonica con il quotidiano spagnolo El Pais, ha confermato il misunderstanding di ieri. El Bulli non chiude. E si trasformerà in una fondazione!

Sarebbe questa in realtà la notizia. Dopo due anni di pausa, dal 2012 al 2014, il locale si cambierà vestito per indossare i panni forse più remunerativi di una fondazione, che avrà molte più cartucce da sparare (e più occasioni di fare business). Una notizia, dice Adrià, che ha del rivoluzionario.

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E così, alla fine, anziché chiudere per soli due anni, El Bulli – il ristorante più noto (e costoso, anche se non è il solo) del pianeta – chiude per sempre.

El Bulli, per chi non lo sapesse, è il ristorante dello chef Ferran Adrià, l’inventore insomma della cucina molecolare, chef tra i più creativi. Prenotare una sera all’El Bulli era impresa per pochi. Le perdite del ristorante si aggiravano sui 500.000 euro l’anno, così la decisione di Adrià e del suo socio Juli Soler è stata quella di chiudere bottega per riaprire una meno costosa e più remunerativa Accademia di Studi Culinari Avanzati.

Per riepilogare. Appena a gennaio, mister Adrià aveva fatto sapere al mondo intero della sua intenzione di prendersi una lunga pausa dal 2012 al 2014. I propositi erano alti e condivisibili: recuperare le energie e preparare nuovi, accattivanti, creativi e costosi menù. Per due anni, quindi, stop alle prenotazioni per il locale sito a Roses, a nord della città di Barcellona.

Ieri, venerdì, la decisione presa insieme al socio di chiudere definitivamente il ristorante.

Aggiornamento

La vicenda si tinge di giallo! Leggo su Repubblica che Ferran Adrià ha smentito il contenuto dell’intervista rilasciata al NewYork Times, dichiarando che si è trattato di un malinteso senza malafede. Quindi, si riaprirà nel 2014 come precedentemente detto.

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Four Season di Praga | Quando cucina la mamma…

Scritto da Antonio On febbraio - 13 - 2010 aggiungi un commento

Stoccafisso. Fegato di vitello. Risotto al tastasal. Cappelletti in brodo. Tigelle con lo gnocco fritto. Gnocchi pomodoro, cipolla e guanciale. E la lista di piatti tipici potrebbe continuare. Solo che non siamo in una trattoria veneta, ma al Four Season di Praga (uno dei ristoranti più noti, stellato Michelin, della catena Allegro).

Il cuoco è il giovane Andrea Accordi, 33 anni, uno chef che ha lavorato in ogni parte del mondo e che è approdato a Praga per dirigere il ristorante più esclusivo della città.

Per tutto il mese di febbraio, sia a pranzo che a cena, il cuoco italiano ha ben pensato di stupire la clientela praghese con un menù assolutamente atipico (per quanto buono): ricette della tradizione veneta realizzate con il supporto della mamma, che si è trasferita per una settimana nella capitale europea con l’obiettivo di stupire i praghesi. E i dati hanno subito dato ragione allo chef e alla madre, tanto che si sta pensando di introdurre il menù nelle liste ufficiali del ristorante.

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La Vastedda del Belice | Presidi Slow Food Sicilia

Scritto da Antonio On febbraio - 12 - 2010 1 commento

Il prodotto

La Vastedda del Belice è un formaggio di pecora a pasta filata. Prodotto in tempi antichi nella Valle del Belice da casari nel periodo estivo, nel tentativo di rimediare ai difetti di alcuni formaggi pecorini. Da cui la provenienza del nome: vasta, che in dialetto siciliano significa guasta, andata a male.

I pecorini andati a male venivano quindi fatti filare nuovamente ad alte temperature per produrre un formaggio  fresco dalla caratteristica forma d’uovo che doveva essere consumato in due – tre giorni.

Oggi, lo stile di lavorazione varia a seconda della zona di produzione e delle abitudini del casaro. Solitamente il latte crudo, di una o due mungiture, viene coagulato a circa 35-36°C con caglio di agnello o capretto prodotto in azienda. La rottura della massa viene effettuata con un bastone di legno, rotula, sino a ridurla a granuli grossi come un cece o un chicco di riso; dopo una breve sosta si raccoglie la pasta in un telo di lino e la si depone su un tavoliere. Dopo un’ora circa si taglia in pezzi, si colloca in un recipiente, solitamente di legno, e si ricopre con siero caldo a 55-60°C, per favorirne la fermentazione. Il periodo di maturazione varia a seconda dell’epoca di lavorazione, della temperatura esterna e dell’umidità. I casari più esperti riescono a stabilire empiricamente e manualmente l’esatta maturazione della pasta facendo delle prove di filatura. Raggiunta la giusta acidità, la massa viene tagliata a fette in un recipiente in legno, in cui si aggiunge acqua molto calda (90°C), e lavorata con l’ausilio di una pala di legno, la vaciliatuma. Nella fase finale della filatura, quando la pasta raggiunge la giusta consistenza, la massa viene tagliata in porzioni che, lavorate manualmente, assumono la forma di sfere. Queste, accuratamente chiuse, sono collocate in un piatto fondo di ceramica, dove in breve tempo assumono la tipica forma ovoidale appiattita chiamata vastedda (simile ad una pagnotta piatta). Formaggio straordinario per fragranza, suadenza e intensità gustativa, la Vastedda va consumata freschissima: dopo circa un’ora dalla formatura è pronta per il consumo. È delicatamente profumata e in bocca prevale una nota di burro con sottofondo di erbe della valle del Belìce, come le graminacee e la valeriana. Il modo migliore per gustarla è tagliarla in grosse fette e condirla con olio extravergine siciliano, pomodoro e origano. Può anche essere utilizzata come ingrediente di alcuni piatti locali, ad esempio il tipico pane cunzato. I pastori la accompagnano con vini rossi locali, ma un formaggio così delicato e fresco richiede piuttosto un bianco, meglio se dai vitigni locali grillo o inzolia.

Il presidio

Il latte proviene da una razza autoctona: la pecora del Belìce, un animale di taglia media, con testa fine, allungata e leggera, arti robusti e vello bianco.

Il Presidio è nato con un paio di produttori coordinati dal Corfilac di Ragusa e si è successivamente ampliato riunendo altri casari del Belìce.Da qualche anno è nato un consorzio di tutela della vastedda, che riunisce sette casari.Molto resta da fare, soprattutto nella razionalizzazione dei sistemi produttivi, di caseificazione, di conservazione e trasporto refrigerato efficiente.

Area di produzione

Valle del Belìce (province di Trapani, Agrigento e Palermo)

Stagionalità

La vastedda si produce da maggio a ottobre

Vai alla lista completa dei presidi Slow Food Sicilia

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Presidi Slow Food Sicilia

Scritto da Antonio On febbraio - 12 - 2010 aggiungi un commento

Con questo post iniziamo un viaggio nei presidi Slow Food italiani, partendo dalla regione Sicilia. Sarà un viaggio virtuale alla scoperta dei prodotti e dei territori. Un viaggio tra sapori, gusti, tradizione, città più o meno grandi e luoghi straordinari che hanno sempre tanto da raccontarci.

Come dicevo, partiremo con i presidi della regione Sicilia. La mia regione. Si tratta di 29 presidi che elenco qui di seguito. Cliccando su ciascun presidio (man mano che inseriremo le varie pagine), sarà possibile saperne di più del prodotto oggetto del presidio e del territorio dal quale nasce.

A livello nazionale i presidi sono 177 e raggruppano più di 1300 piccoli produttori: dai contadini, ai pescatori, ai fornai e agli allevatori. Un presidio è sinonimo di cura dell’ambiente, qualità, recupero delle tradizioni e rispetto per i prodotti della terra. Ed è anche una via per la creazione di una piccola economia che contribuisce al mantenimento di mestieri e prodotti che altrimenti sarebbero cannibalizzati dal cieco consumismo del nostro tempo.

Ecco, quindi, il motivo di questo nostro viaggio. Dare ai presidi il loro giusto spazio. Partendo da quelli siciliani.

Buon viaggio.

  1. Vastedda del Belìce
  2. Susine bianche di Monreale
  3. Suino nero dei Nebrodi
  4. Sale marino artigianale di Trapani
  5. Ragusano di vacca modicana
  6. Provola delle Madonie
  7. Provola dei Nebrodi
  8. Pistacchio di Bronte
  9. Pesche tardive di Leonforte
  10. Pane tradizionale di Lentini
  11. Pane nero di Castelvetrano
  12. Oliva minuta
  13. Melone purceddu d’Alcamo
  14. Masculina da magghia
  15. Manna delle Madonie
  16. Mandorla di Noto
  17. Mandarino tardivo di Ciaculli
  18. Maiorchino
  19. Limone interdonato
  20. Lenticchia di Ustica
  21. Fava larga di Leonforte
  22. Fagiolo badda di Polizzi
  23. Cuddrireddra di Delia
  24. Cipolla di Giarratana
  25. Capra Girgentana
  26. Cappero di Salina
  27. Asino ragusano
  28. Ape nera sicula
  29. Aglio rosso di Nubìa

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Il nuovo blog di eRistoranti

Scritto da Antonio On febbraio - 7 - 2010 6 commenti

Questo blog è online da novembre 2008. Da allora sono trascorsi 15 mesi e di strada certamente ne abbiamo fatta molta.

eRistoranti.net si sta trasformando lentamente (ma sempre con maggiore incisione) in un network, e molte novità seguiranno nei prossimi mesi. La prima novità, però, è già visibile. Abbiamo aggiornato il motore di questo blog (che era fermo a una versione giurassica), rendendolo più veloce nella consultazione, e abbiamo aggiornato la grafica.

E proprio sulla grafica vorrei soffermarmi un po’, perché  non di sola grafica si tratta! L’aggiornamento è stato fortemente voluto perché questo spazio da questo momento in poi sarà un po’ meno blog e un po’ più magazine sul mondo del cibo e del vino. Il web è pieno di siti simili, quindi il rischio sarà quello di ripetere cose note, trattare argomenti triti e ritriti, ma noi cercheremo di farlo in maniera diversa, sforzandoci giorno dopo giorno di essere originali e creativi, motrando il buono e il bello che c’è nel nostro paese rimanendo al riparo da combriccole, lobby, schieramenti e quant’altro.

Questa sarà la nostra linea direttrice. Lavoreremo con forza e con impegno, cercando anche di arruolare nuove penne per crescere in modo più spedito. Il progetto di trasformazione di eRistoranti in un network sempre più grande e di valore, richiedeva anche questo passaggio.

Per quanto riguarda le altre novità, invece, bisognerà attendere. Ricordo solo – e brevemente – Vinoalbicchiere.com, blog del network dedicato alla Sicilia e ai vini siciliani, e il Club Ristormarketing, che sarà online a partire dal prossimo 1° marzo e che – come avrete capito – riguarderà esclusivamente i ristoratori e il marketing per ristoranti.

Poi ci sarebbe quell’altro progetto sui prodotti tipici siciliani… ma avremo tempo per parlarne!

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L’altro giorno ho avuto l’opportunità, per la prima volta, di assaggiare l’allorino. L’allorino è un liquore tipico basato – come è facile intuire – sull’alloro. Il liquore era stato preparato da un mio caro amico che di tanto in tanto si diletta tra le mura domestiche nella preparazione di molti ottimi piatti, tra i quali un’ottimo cuscus.

Ho così pensato di inserire qui nel blog la ricetta dell’allorino.

Gli ingredienti

40 foglie di alloro verdi (non devono essere secche, è meglio se appena raccolte)
500 gr di alcool puro
500 gr di acqua
500 gr di zucchero

La preparazione

Naturalmente occorrerà prima lavare e pulire accuratamente le foglie di alloro e poi lasciarle asciugare.  Dopodiché le foglie andranno in infusione nell’alcool puro per 40 giorni all’interno di un recipiente di vetro pulito e soprattutto ermetico. Bisogna assicurarsi infatti che il recipeinte sia chiuso molto bene.
Passati i 40 giorni, preparare uno sciroppo con acqua tiepida e zucchero. Filtrate quindi l’alcool, eliminate le foglie e aggiungete lo sciroppo. Lo sciroppo non deve essere caldo. Fate riposare il quasi liquore per  circa 10 giorni, poi gustatevi il vostro liquore all’alloro e offritelo ai vostri amici.

E non dimenticate di raccontarmi come è venuto!

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La newsletter di Vinoalbicchiere

Scritto da Antonio On febbraio - 6 - 2010 aggiungi un commento

Da oggi è attiva la newsletter di Vinoalbicchiere.com, blog del network eRistoranti dedicato ai vini siciliani.

La newsletter riguarderà certamente i contributi inseriti nel sito, come schede di cantine, di vini, degustazioni, eccetera. Ma conterrà anche link a notizie più a largo raggio, recuperate dai siti di maggior valore che seguo sempre con molto interesse, includendo quindi anche vini, cantine e territori non siciliani.

Questo non significa però un cambio di rotta per Vinoalbicchiere.com, dove continueranno a essere pubblicate solo notizie relative ai vini siciliani.

E poiché il sito sta crescendo molto bene, conto di inserire diverse interessanti novità nelle settimane e nei mesi a venire. L’unico modo per restare in sintonia è quindi quello di iscrivervi alla newsletter, il cui modulo potete trovare nella home del sito: http://www.vinoalbicchiere.com.

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Partito il Club Ristomarketing

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