Thursday, 17 May, 2012

A differenza di altri prodotti del settore alimentare (beverage, wine, food), la birra sembra avere un passo differente.

In periodi di crisi i consumi subiscono un rallentamento. A volte, anche molto marcato come sta accadendo proprio in questi mesi. Un’altra cosa che accade è che l’orientamento dei consumatori si sposta verso prodotti a più bassa qualità (minor costo). In queste occasioni, spuntano quindi nuovi player, piccoli diventano medi o grandi e così via. Anche nel vino.

Lo stesso non è successo per la birra. Almeno, stando ai dati del 2008. La crisi ha rafforzato le birre di fascia superiore, mentre ha affossato le birre a prezzi più bassi e di più bassa qualità.

Vendita di birra al ribasso nei discount sparsi per la penisola, quindi e più attenzione alla qualità. Ma i segnalo non sono comunque tutti positivi, però: il volume totale di vendita sarebbe comunque in calo.

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In questi giorni mi trovo a Marsiglia e un po’ ovunque – qui – non si fa che parlare della guida Michelin. Il tema di quest’anno è la crisi della ristorazione (avvertita in modo molto forte anche qui in Francia, oltre che da noi in Italia), crisi alla quale la guida Michelin ha cercato di rispondere. Se i clienti cercano di risparmiare nella scelta del ristoranti in cui andare a pranzare o cenare e preferiscono un certo tipo di cucina, la guida fa lo stesso e seleziona stelle e nuovi inserimenti su parametri di concretezza, prediligendo le tavole semplici agli artifici e ai giochi di magia.

Dal Chassagnette a pochi passi da qui in Camargue al Rabanel di Arles, tutti i locali premiati mettono al centro la qualità dei prodotti e la semplicità dell’offerta. La tendenza generale è questa. In calo la cucina molecolare, finite le mousse. I clienti vogliono concretezza.

Tornano alla carica legumi, pesce, volatili. Il cliente, in tempi di crisi, fugge quella che qui chiamano la cuisine gadget. E in Italia, come si risponde alla crisi?

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Chiude il Rododendro di Mary Barale. Lo chef Walter Eynard chiude il suo locale  per cucinare solo a prenotazione. Insomma, il 2009 non sembra essere iniziato affatto bene. Vero è che con la crisi che tutto il mondo sta vivendo e che nel corso di questo nuovo anno farà ancora sentire i suoi terribili effetti, nessuno poteva immaginare l’immunità di qualche figura professionale o attività lavorativa, però…

Però, la profezia (fatta da Oscar Farinetti) secondo la quale nel 2009 un terzo dei ristoranti attivi chiuderà i battenti, fa davvero paura. Tutti, naturalmente, compreso Farinetti, sperano che la profezia non si avveri. Ma esistono delle difficoltà oggettive, legate innanzitutto ai costi.

L’ipotesi (in alcune zone d’Italia una realtà) dei ristorante “low cost”, senza il costo dei coperti, dei camerieri, e altro, sembra consolidarsi. Ed è certamente una via percorribile.

Guardando alle recenti feste natalizie, ancora non del tutto trascorse, e gettando un occhio all’indagine di cui abbiamo già parlato sul rapporto tra esercizi aperti e numero di clienti, voglio chiedere ai ristoratori di fare un piccolo bilancio. Come è andato il Natale 2008 per il vostro ristorante?

Rispondete pure nei commenti a questo post.

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Menu per il Cenone di Capodanno | Si può fare con 10 euro?

Scritto da Antonio On dicembre - 30 - 2008 1 commento

E’ inutile. La crisi dell’ultimo anno non è affatto virtuale e gli italiani devono fare i conti con lei anche a tavola. Abbiamo già parlato in un post precedente di un fatto singolare e che fa pensare, ovvero più ristoranti aperti quaest’anno e meno clienti, oggi parliamo invece del cenone di capodanno.

Il sito Pricesharing.it ha pubblicato un interessante articolo proprio su questo tema. Imbandire un cenone di capodanno spendendo dieci euro a persona. Sembra un’illusione, vero? Basta però leggersi l’articolo per rendersi conto che i pranzi pantagruelici in cui si mangia e consuma di tutto e in grande quantità sono un fatto del passato (oltretutto fa bene alla salute non appesantirsi a tavola) e che limitando le quantità (e non la qualità) è possibile mangiare bene e spendere poco. Per il menù completo vi rimando all’articolo e ne approfitto per augurare a tutti voi (a proposito, crescete in numero giorno dopo giorno e di questo sono molto contento) un gustoso cenone di fine anno e un sereno 2009.

Link all’articolo di Procesharing

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Natale 2008. Più ristoranti aperti, meno clienti.

Scritto da Antonio On dicembre - 25 - 2008 1 commento

Crisi. Incute timore e si fa sentire nell’aria anche nel corso di queste feste natalizie. Ma gli italiani difficilmente rinunciano ad andare al ristorante e infatti si registra da più parti il tutto esaurito nonostante sia stato confermato il dato di avventori rispetto allo scorso anno: -1,5%. Notizia FIPE.

E sempre dalla FIPE, arrivano queste parole di Lino Enrico Stoppani: “Da parte nostra cerchiamo di fare del nostro meglio per far pesare il meno possibile il clima difficile ai nostri clienti. Il Natale è uno dei momenti in cui il valore del cibo assume una rilevanza maggiore rispetto agli altri momenti. Non possiamo permettere che le nostre tradizioni vengano spazzate via dai venti impetuosi della finanza e dell’economia“.

Aperti a Natale 53.000 ristoranti (più del 72% del totale degli esercizi italiani), circa il 3% in più rispetto al 2007. Tirando un po’ le somme, meno clienti a fronte di un numero maggiore di attività aperte. La media per il pranzo di Natale in ristorante si aggira intorno ai 40 euro, anche questo dato in ribasso rispetto al 2007.

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