Thursday, 17 May, 2012

La Vastedda del Belice | Presidi Slow Food Sicilia

Scritto da Antonio On febbraio - 12 - 2010 1 commento

Il prodotto

La Vastedda del Belice è un formaggio di pecora a pasta filata. Prodotto in tempi antichi nella Valle del Belice da casari nel periodo estivo, nel tentativo di rimediare ai difetti di alcuni formaggi pecorini. Da cui la provenienza del nome: vasta, che in dialetto siciliano significa guasta, andata a male.

I pecorini andati a male venivano quindi fatti filare nuovamente ad alte temperature per produrre un formaggio  fresco dalla caratteristica forma d’uovo che doveva essere consumato in due – tre giorni.

Oggi, lo stile di lavorazione varia a seconda della zona di produzione e delle abitudini del casaro. Solitamente il latte crudo, di una o due mungiture, viene coagulato a circa 35-36°C con caglio di agnello o capretto prodotto in azienda. La rottura della massa viene effettuata con un bastone di legno, rotula, sino a ridurla a granuli grossi come un cece o un chicco di riso; dopo una breve sosta si raccoglie la pasta in un telo di lino e la si depone su un tavoliere. Dopo un’ora circa si taglia in pezzi, si colloca in un recipiente, solitamente di legno, e si ricopre con siero caldo a 55-60°C, per favorirne la fermentazione. Il periodo di maturazione varia a seconda dell’epoca di lavorazione, della temperatura esterna e dell’umidità. I casari più esperti riescono a stabilire empiricamente e manualmente l’esatta maturazione della pasta facendo delle prove di filatura. Raggiunta la giusta acidità, la massa viene tagliata a fette in un recipiente in legno, in cui si aggiunge acqua molto calda (90°C), e lavorata con l’ausilio di una pala di legno, la vaciliatuma. Nella fase finale della filatura, quando la pasta raggiunge la giusta consistenza, la massa viene tagliata in porzioni che, lavorate manualmente, assumono la forma di sfere. Queste, accuratamente chiuse, sono collocate in un piatto fondo di ceramica, dove in breve tempo assumono la tipica forma ovoidale appiattita chiamata vastedda (simile ad una pagnotta piatta). Formaggio straordinario per fragranza, suadenza e intensità gustativa, la Vastedda va consumata freschissima: dopo circa un’ora dalla formatura è pronta per il consumo. È delicatamente profumata e in bocca prevale una nota di burro con sottofondo di erbe della valle del Belìce, come le graminacee e la valeriana. Il modo migliore per gustarla è tagliarla in grosse fette e condirla con olio extravergine siciliano, pomodoro e origano. Può anche essere utilizzata come ingrediente di alcuni piatti locali, ad esempio il tipico pane cunzato. I pastori la accompagnano con vini rossi locali, ma un formaggio così delicato e fresco richiede piuttosto un bianco, meglio se dai vitigni locali grillo o inzolia.

Il presidio

Il latte proviene da una razza autoctona: la pecora del Belìce, un animale di taglia media, con testa fine, allungata e leggera, arti robusti e vello bianco.

Il Presidio è nato con un paio di produttori coordinati dal Corfilac di Ragusa e si è successivamente ampliato riunendo altri casari del Belìce.Da qualche anno è nato un consorzio di tutela della vastedda, che riunisce sette casari.Molto resta da fare, soprattutto nella razionalizzazione dei sistemi produttivi, di caseificazione, di conservazione e trasporto refrigerato efficiente.

Area di produzione

Valle del Belìce (province di Trapani, Agrigento e Palermo)

Stagionalità

La vastedda si produce da maggio a ottobre

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Presidi Slow Food Sicilia

Scritto da Antonio On febbraio - 12 - 2010 aggiungi un commento

Con questo post iniziamo un viaggio nei presidi Slow Food italiani, partendo dalla regione Sicilia. Sarà un viaggio virtuale alla scoperta dei prodotti e dei territori. Un viaggio tra sapori, gusti, tradizione, città più o meno grandi e luoghi straordinari che hanno sempre tanto da raccontarci.

Come dicevo, partiremo con i presidi della regione Sicilia. La mia regione. Si tratta di 29 presidi che elenco qui di seguito. Cliccando su ciascun presidio (man mano che inseriremo le varie pagine), sarà possibile saperne di più del prodotto oggetto del presidio e del territorio dal quale nasce.

A livello nazionale i presidi sono 177 e raggruppano più di 1300 piccoli produttori: dai contadini, ai pescatori, ai fornai e agli allevatori. Un presidio è sinonimo di cura dell’ambiente, qualità, recupero delle tradizioni e rispetto per i prodotti della terra. Ed è anche una via per la creazione di una piccola economia che contribuisce al mantenimento di mestieri e prodotti che altrimenti sarebbero cannibalizzati dal cieco consumismo del nostro tempo.

Ecco, quindi, il motivo di questo nostro viaggio. Dare ai presidi il loro giusto spazio. Partendo da quelli siciliani.

Buon viaggio.

  1. Vastedda del Belìce
  2. Susine bianche di Monreale
  3. Suino nero dei Nebrodi
  4. Sale marino artigianale di Trapani
  5. Ragusano di vacca modicana
  6. Provola delle Madonie
  7. Provola dei Nebrodi
  8. Pistacchio di Bronte
  9. Pesche tardive di Leonforte
  10. Pane tradizionale di Lentini
  11. Pane nero di Castelvetrano
  12. Oliva minuta
  13. Melone purceddu d’Alcamo
  14. Masculina da magghia
  15. Manna delle Madonie
  16. Mandorla di Noto
  17. Mandarino tardivo di Ciaculli
  18. Maiorchino
  19. Limone interdonato
  20. Lenticchia di Ustica
  21. Fava larga di Leonforte
  22. Fagiolo badda di Polizzi
  23. Cuddrireddra di Delia
  24. Cipolla di Giarratana
  25. Capra Girgentana
  26. Cappero di Salina
  27. Asino ragusano
  28. Ape nera sicula
  29. Aglio rosso di Nubìa

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Qui di seguito il comunicato stampa divulgato congiuntamente da Slow Food e Gambero Rosso.

COMUNICATO STAMPA

SLOW FOOD ITALIA E GAMBERO ROSSO

Il presidente di Gambero Rosso, Paolo Cuccia, e il presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese, hanno consensualmente deciso a nome delle rispettive case editrici di concludere la collaborazione per la realizzazione della guida “Vini d’Italia”, che durava da oltre 20 anni (sono esattamente 22 le edizioni pubblicate, a partire dalla prima uscita nel novembre 1987).

La guida continuerà ad essere pubblicata da Gambero Rosso, proprietario della testata, mentre Slow Food Italia si dedicherà a nuove iniziative dedicate al vino tra cui anche una nuova guida che vedrà però la luce nel 2010 (nell’autunno 2009 uscirà, come previsto, la nuova edizione della Guida al Vino Quotidiano).

La decisione è stata presa in pieno accordo con i due curatori della guida, Daniele Cernilli, direttore di Gambero Rosso, e Pierluigi Piumatti, Presidente di Slow Food Editore.

Nel sancire la conclusione della coedizione di Vini d’Italia, Cuccia e Burdese precisano che ciò non preclude in alcun modo la possibilità di realizzare nuove e differenti forme di collaborazione tra Slow Food Italia e Gambero Rosso per il futuro e sottolineano come l’attività comune di questi 22 anni abbia contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del settore vinicolo italiano, al miglioramento straordinario della qualità dei prodotti e alla loro affermazione nel mondo.

Vini d’Italia ha oggi edizioni in lingua inglese e tedesca e promuovendo la presentazione dei Tre Bicchieri in vari paesi del mondo fa accrescere di anno in anno il consenso verso i vini italiani. E’questo un orgoglio che i due coeditori vogliono comunemente rivendicare nel momento della conclusione della storica coedizione.

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